{"id":677,"date":"2019-09-10T14:49:37","date_gmt":"2019-09-10T12:49:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.relazionipositive.org\/?p=677"},"modified":"2019-09-10T14:52:08","modified_gmt":"2019-09-10T12:52:08","slug":"il-femminicidio-e-la-narrazione-tossica-ma-un-segnale-positivo-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.relazionipositive.org\/?p=677","title":{"rendered":"Il femminicidio e la narrazione tossica. Ma un segnale positivo c&#8217;\u00e8"},"content":{"rendered":"\n<p>Padova &#8211; 9 settembre 2019 &#8211; Elisa, 28 anni, alla fine \u00e8 stata uccisa. Dal suo amico, la persona di cui lei si fidava e con cui condivideva il suo tempo libero.<\/p>\n\n\n\n<p>Una donna ha una probabilit\u00e0 maggiore di essere uccisa da un uomo che conosce, che non morire di malattia.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo l\u2019OMS la pi\u00f9 alta causa di morte per le donne \u00e8 proprio essere uccise da un uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante ci\u00f2, continuiamo a morire e a prenderci le colpe della nostra morte.<br>Stavolta la colpa di Elisa \u00e8 stata di non aver corrisposto l\u2019amore di un \u2018<strong>gigante buono<\/strong>\u2019, un\u2019altra volta Luana non aveva lavato la divisa di calcetto, Zineb non aveva cucinato la cena, Maria se n\u2019era andata di casa, Antonia aveva un altro uomo, Simona <strong>era troppo socievole<\/strong> e intelligente, Carmela aveva chiesto la separazione, Angela era malata di <strong>Alzheimer<\/strong>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Queste sono le parole che troviamo sempre nei quotidiani sia nazionali sia locali quando si parla di <strong>femminicidio<\/strong>, ma anche quando si parla di episodi di maltrattamenti in famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Da sempre gridiamo a gran voce che questa narrazione non rappresenta la <strong>realt\u00e0 della violenza<\/strong>, che si consuma in un contesto culturale e sociale dove la donna \u00e8 in una posizione subordinata rispetto all&#8217;uomo sia dentro sia fuori la famiglia, e dove l\u2019unico responsabile \u00e8<strong> l\u2019uomo violento<\/strong>. Ma soprattutto, questo tipo di narrazione, contribuisce a rafforzare una cultura fondata sul <strong>patriarcato<\/strong> e sul potere indiscusso del maschio. Potere di decidere se una donna pu\u00f2 vivere o deve morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ieri, dopo i soliti articoli che <strong>non solo colpevolizzano <\/strong>Elisa, ma si <strong>alleano<\/strong> con l\u2019assassino, <strong>tantissime voci<\/strong> si sono alzate per dire basta, per dire che non ne possiamo pi\u00f9 di questa <strong>narrazione distorta<\/strong>. Voci del mondo della comunicazione, moltissime giornaliste e giornalisti, attiviste e attivisti, e tanti altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Per noi questo \u00e8 un <strong>segnale positivo,<\/strong> significa che le campagne di comunicazione, le formazioni specifiche al mondo della comunicazione, e la voce dei <strong>centri antiviolenza<\/strong> e delle migliaia di donne che rappresentano finalmente cominciano a trovare significato.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa sta cambiando, ci vogliamo credere!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Padova &#8211; 9 settembre 2019 &#8211; Elisa, 28 anni, alla fine \u00e8 stata uccisa. Dal suo amico, la persona di cui lei si fidava e con cui condivideva il suo tempo libero. 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