In Italia essere donna, e ancor più essere madre, significa convivere con un modello sociale che non sostiene davvero la conciliazione tra lavoro, cura e vita personale. Le rinunce, le dimissioni, la fatica non dipendono dalla volontà individuale: sono il risultato di un sistema che chiede alle donne di colmare i vuoti lasciati dallo Stato e dalla società.
I dati in Italia e in Unione europea
In Italia la partecipazione delle donne nel mondo del lavoro continua ad essere tra le più basse d’Europa. Il tasso di occupazione femminile nella fascia di età 20-64 anni è stato del 55% in Italia e del 69,3% nell’Unione Europea.
Il divario di genere
In Italia sono presenti 9,5 milioni di donne lavoratrici rispetto a 13 milioni di lavoratori uomini, un divario enorme che pesa sull’intera società. È segno che il sistema non sostiene e permette alle donne, soprattutto se madri, di rimanere o entrare pienamente nel mondo professionale.
Le donne studiano di più ma lavorano meno
Le donne in Italia raggiungono livelli di istruzione maggiori rispetto agli uomini. Ma nel mercato del lavoro sono concentrate in determinati settori e hanno una presenza meno significativa nelle posizioni di leadership e di vertice. Questo può significare che hanno meno potere e le loro competenze sono meno riconosciute.
Quando oltre a essere lavoratrici si è anche madri
Il divario di genere presente nel lavoro retribuito aumenta quando le donne diventano madri. Il divario che è del 17,5%, nella fascia di età 25-54 anni aumenta al 34%, dove si riscontra la presenza di uno o due figli e figlie minori.
1 donna su 5 lascia il lavoro quando diventa madre
Le principali ragioni delle dimissioni volontarie delle madri sono le seguenti:
- difficoltà nel conciliare lavoro e vita familiare
- motivazioni economiche legate ai costi della cura dei figli e delle figlie
Questa campagna è realizzata all’interno del progetto MomMy Power
Il progetto ha come obiettivo quello di migliorare la qualità di vita, professionale e personale, delle donne lavoratrici che sono diventate madri tramite azioni mirate all’empowerment delle donne stesse, creando le condizioni per favorire il rientro e la permanenza delle lavoratrici nel luogo di lavoro, nonché favorire una “cultura” condivisa rispetto al tema della conciliazione a beneficio di tutte le lavoratrici.
Progetto realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia.
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