La violenza economica è riconosciuta come forma di violenza di genere dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013.
La dipendenza economica è uno dei principali fattori che impedisce alle donne di lasciare situazioni violente. Significa che senza reddito e senza casa sicura non esiste libertà reale.
Alcuni esempi che rientrano nei casi di violenza economica:

  • costringere a rinunciare al lavoro
  • la privazione o il controllo dello stipendio
  • il controllo della gestione della vita quotidiana
Impedire la ricerca di un lavoro e/o il suo mantenimento

In una situazione di squilibrio di potere nella relazione, alle donne viene ostacolata la ricerca di un’occupazione, oppure quando il lavoro c’è viene reso difficile il mantenerlo. Per esempio:

  • limitando gli spostamenti;
  • presentandosi spesso nel luogo di lavoro minacciando i colleghi e le colleghe;
  • con strategie di manipolazione rispetto alla non necessità di lavorare perché la donna deve badare alla casa, ai figli e alle figlie.
La privazione o il controllo dello stipendio

Le sue entrate e le sue spese e il suo conto bancario potrebbero essere controllati dal partner. Nelle situazioni di violenza può capitare che anche laddove la donna abbia un reddito, questo sia controllato dal maltrattante. Quindi la donna non può usarlo e disporne liberamente.

Il controllo della gestione della vita quotidiana

La gestione della famiglia, e in particolare le spese comuni, sono controllate dal partner.
Ad esempio la donna può ricevere una cifra mensile da parte del partner da utilizzare e sul cui utilizzo dover dare spiegazioni oppure è il partner che si occupa degli acquisti per la donna e per i/le figli/e decidendo da solo.
Alcuni dati:

  • il 7,8% delle donne è stata ostacolata nel lavorare o nel cercare lavoro;
  • il 4,6% ha subito sottrazione del reddito o gestione unilaterale del denaro.
  • il 12,8% ha vissuto controllo delle spese o richiesta di giustificare ogni acquisto.

Fonte: ISTAT “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati anno 2025″

Sussidi e strumenti economici

La legislazione italiana riconosce la violenza domestica, ma non garantisce ancora un diritto pieno all’autonomia. I sostegni economici sono frammentati, i percorsi abitativi sono precari.

  • Il Reddito di Libertà, lungi da essere un reddito, è una forma di sostegno che ha l’obiettivo di contribuire a ricostruire autonomia abitativa e finanziaria.
  • Il Microcredito di Libertà permette di accedere a prestiti agevolati per emergenze, per la formazione, per spese per la salute.
  • Le lavoratrici che si trovano in situazioni di violenza e sono seguite da un Centro antiviolenza possono accedere a un congedo retribuito fino a tre mesi, previsto dal d.lgs. 80/2015. Garantisce la retribuzione al 100% durante il periodo necessario per mettere in sicurezza sé e i/le figli/e, avviare percorsi legali o trovare una nuova sistemazione abitativa.

Il diritto alla vita privata e familiare non è esercitabile senza un luogo sicuro in cui vivere.
La sicurezza abitativa è una responsabilità collettiva.

Clicca qui per scoprire il progetto!


Questa campagna è realizzata all’interno del progetto Next to Her.
Il progetto “Next to Her” nasce dalla valutazione dei bisogni delle donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza della Provincia di Padova e dalla rilevazione delle principali criticità nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. In particolare, affronta due fasi cruciali: l’accoglienza in emergenza e la fase di “sgancio” verso l’autonomia abitativa, garantendo alle donne e ai/alle loro figli/e un alloggio sicuro, protetto e accessibile.

“Next to Her” è un progetto realizzato dalla Cooperativa Rel.Azioni Positive, in collaborazione con il Centro Veneto Progetti Donna, e con il sostegno del Comune di Abano Terme e del Comune di Cittadella, che forniscono supporto territoriale e facilitano le attività a livello locale.

Next to Her è realizzato nell’ambito del programma POWER coordinato da WeWorld e cofinanziato dall’Unione (CERV – 2023 – DAPHNE).

Finanziato dall’Unione Europea. Le opinioni e i punti di vista espressi sono tuttavia solo quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea, dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura o di WeWorld. Né l’Unione Europea né l’autorità che ha erogato il finanziamento possono essere ritenute responsabili per tali opinioni e punti di vista.


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