L’abitare come nodo cruciale nel percorso di fuoriuscita dalla violenza

La violenza economica è una forma di violenza che limita la libertà e l’autodeterminazione delle donne.
Si tratta di un controllo sistematico delle risorse e si può manifestare attraverso:

  • Impedire all’accesso al reddito o al lavoro
  • La gestione esclusiva del denaro in famiglia
  • La privazione dei beni di prima necessità
  • L’impossibilità di decidere come usare le proprie risorse

L’indipendenza economica riconosce le donne come attrici economiche ed è un fattore decisivo di sopravvivenza e autodeterminazione.
Significa poter partecipare alla produzione delle risorse e accedervi senza ostacoli o disparità ed è ampiamente riconosciuta come un prerequisito per consentire alle donne di esercitare il controllo sulla propria vita.

Povertà abitativa e violenza economica sono fenomeni connessi.

Secondo una ricerca di Women’s Aid: il 68,4% delle donne che si trovano in una situazione di violenza all’interno della propria casa, non lascia il proprio maltrattante per il timore di non disporre di un alloggio sicuro.

Le case rifugio

Si tratta di strutture gestite dai Centri antiviolenza, protette, gratuite e a indirizzo segreto. Sono spazi sicuri dove interrompere il ciclo della violenza e iniziare un percorso di supporto, dove la donna non è mai sola ma accompagnata da professioniste formate e da una rete territoriale.

Le case rifugio garantiscono

  • L’accesso senza barriere economiche
  • La tutela della riservatezza e della sicurezza
  • Un ambiente che garantisce stabilità e protezione (non solo temporanea)
  • I Centri garantiscono continuità: dall’accoglienza in emergenza fino al reinserimento sociale e abitativo.

Le case rifugio sono fondamentali perché 

  • Rappresentano uno dei principali strumenti per la fuoriuscita dalla violenza.
  • Permettono di stabilizzare la situazione e avviare percorsi di autonomia.
  • Offrono un contesto protetto che riducono il rischio di ritorno alla violenza.
  • Evitano che la donna resti isolata, offrendo un’azione coordinata sul territorio.

Le case rifugio in Italia

Secondo un’indagine ISTAT, “Le case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. Anno 2023” (pubblicato il 14 aprile 2025), in Italia nel 2023 sono state 464 le case rifugio attive sul territorio nazionale. Si tratta di strutture specializzate che accolgono donne vittime di violenza e i loro figli, garantendo protezione, anonimato e un percorso di fuoriuscita dalla violenza basato su un approccio di genere, in linea con i principi della Convenzione di Istanbul. 

Se confrontiamo il numero delle case rifugio presenti in Italia con lo standard europeo previsto dalla Convenzione di Istanbul, il divario è evidente. Lo standard di riferimento indica una casa rifugio ogni 10.000 abitanti: applicandolo alla popolazione italiana, pari a circa 59 milioni di persone, servirebbero quasi 5.900 strutture. Oggi, invece, ne sono attive 464. Questo significa che mancano all’appello oltre 5.400 case rifugio per garantire un livello di protezione adeguato e omogeneo sul territorio nazionale. Non è solo una questione numerica: questo scarto si traduce nel fatto che molte donne, durante il loro percorso di fuoriuscita dalla violenza, non trovano un luogo sicuro dove essere accolte.

SERVONO MAGGIORI FINANZIAMENTI E POLITICHE A SOSTEGNO DELLE CASE RIFUGIO
Investire sulle Case rifugio è una responsabilità collettiva e istituzionale per rendere reale il diritto alla libertà e all’autonomia.


Questa campagna è realizzata all’interno del progetto Next to Her
Il progetto “Next to Her” nasce dalla valutazione dei bisogni delle donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza della Provincia di Padova e dalla rilevazione delle principali criticità nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. In particolare, affronta due fasi cruciali: l’accoglienza in emergenza e la fase di “sgancio” verso l’autonomia abitativa, garantendo alle donne e ai/alle loro figli/e un alloggio sicuro, protetto e accessibile.

“Next to Her” è un progetto realizzato dalla Cooperativa Rel.Azioni Positive, in collaborazione con il Centro Veneto Progetti Donna, e con il sostegno del Comune di Abano Terme e del Comune di Cittadella, che forniscono supporto territoriale e facilitano le attività a livello locale.

Next to Her è realizzato nell’ambito del programma POWER coordinato da WeWorld e cofinanziato dall’Unione (CERV – 2023 – DAPHNE).

Finanziato dall’Unione Europea. Le opinioni e i punti di vista espressi sono tuttavia solo quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione Europea, dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura o di WeWorld. Né l’Unione Europea né l’autorità che ha erogato il finanziamento possono essere ritenute responsabili per tali opinioni e punti di vista.


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